la linea di un bordo

un weblog un pochino caotico

Software libero per società libera

Di seguito un testo che ho scritto per il giornale locale sull’open source nella pubblica amministrazione.
Ho chiamato un paio di amministratori locali deputati alle risorse informatiche per sapere se hanno iniziative in proposito. Nessun riscontro. In questo testo tento di spiegargliene i vantaggi.

Società dell’informazione: software libero per le istituzioni pubbliche.

Gli ultimi dieci anni hanno visto una vera e propria rivoluzione nell’ambito del software libero, comunemente detto open source. Innumerevoli progetti hanno raggiunto la maturità mettendoci a disposizione software di standard qualitativo elevato a costo zero. Un’ottima opportunità di risparmio anche per le pubbliche amministrazioni.
A livello istituzionale qualche segno di movimento in questo senso si sta manifestando. In Europa l’attenzione per l’open source è alta. La Gran Bretagna ha reso obbligatorio l’open source per le pubbliche amministrazioni, in Francia si privilegia l’open source nelle gare d’appalto pubbliche e in Germania è in atto un processo di cambiamento che rivendica il software libero come preciso dovere dello Stato democratico.
Anche in Italia le cose si stanno muovendo, per ora principalmente a livelo regionale. La Regione Sardegna, che ha avuto come presidente un informatico, è la prima ad avere un Ddl per il passaggio obbligatorio all’open source.
Esistono leggi regionali per il pluralismo informatico e l’adozione di standard aperti in Piemonte, Toscana, Umbria e Veneto, mentre a livello locale non sono a conoscenza di realtà istituzionali che abbiano già implementato il processo di passaggio al software libero.
Il software libero si differenzia da quello proprietario in quanto mette a disposizione non solo i programmi ma anche il codice che li genera (codice sorgente), promuovendo lo studio e la modifica del codice al fine di inserire nuove funzionalità o correggere eventuali errori. Nel modello proprietario le cose funzionano invece diversamente: il produttore vende software mantenendone l’esclusivo accesso al codice, quindi mantenendone di fatto la proprietà. Viene venduta una licenza di utilizzo, ma l’acquirente non ha la possibilità di modificare autonomamente il programma, né di verificarne l’ ingegneria, semplicemente perché non ha accesso al codice sorgente.
Il fornitore mette il lucchetto e ne tiene le chiavi. Qualsiasi modifica deve conseguentemente passare attraverso di lui e alle sue condizioni.
Nel modello open source il codice viene pubblicato e messo a disposizione di altri utilizzatori, che possono implementare nuove funzioni e a loro volta ripubblicarlo documentando le modifiche apportate, mettendo in moto un circolo virtuoso che apporta miglioramenti in maniera ricorsiva.
In termini concreti questo significa che se ad esempio l’ospedale di Lecco sviluppasse un software per la gestione delle cartelle cliniche del reparto di medicina, potrebbe metterlo a disposizione degli altri ospedali. Se all’ospedale di Sondrio servisse un programma per le cartelle cliniche di cardiologia, avrebbe il software di base già disponibile a costo zero e non dovrebbe far altro che aggiungere un modulo per le funzionalità specifiche di cardiologia, che rimetterebbe a sua volta a disposizione degli altri ospedali. Questo meccanismo permetterebbe un enorme risparmio di risorse economiche.
Si tratta di un modo intelligente di tagliare le spese, di avere standard comuni e un ottimo livello di compatibilità.
Il software libero aiuta a risolvere anche molti altri problemi, come la portabilità dei documenti informatici. Per i documenti informatici esistono standard internazionali che troppo spesso non sono implementati nel software proprietario, o lo sono solo in parte. Anche dal punto di vista della sicurezza, i sistemi operativi open source (dei quali Linux è il più diffuso) sono praticamente immuni da virus informatici. Rendere più sicuri i singoli calcolatori significa rendere più sicura l’intera rete, a livello locale e a livello globale.
I vantaggi insomma sono molteplici e certamente non si esauriscono a quelli qui elencati. Anche ai fini educativi l’open source per scuole offre svariati strumenti di grande valore pedagogico. All’ allievo della scuola elementare come al ricercatore universitario. Ed è proprio nelle università, dove c’è maggiore cultura e maggiore innovazione, che l’open source ha preso piede nel nostro Paese, mentre nella scuola primaria e secondaria questo tipo di evoluzione è affidata al genio di qualche raro singolo docente.
Per la produttività da ufficio esistono suite libere (la più diffusa è Open Office) di grande livello qualitativo , aderenti agli standard e gratuite, ma molto spesso non vengono utilizzate semplicemente perché gli amministratori pubblici ne ignorano l’esistenza.
Un fiume di milioni di euro viene speso inutilmente in software proprietario, spesso per avere le stesse funzionalità messe a disposizione dall’open source a costo zero. Dagli uffici dei comuni agli uffici di polizia, ai tribunali, agli ospedali, alle scuole, il meccanismo attuale di gestione delle risorse software è a mio avviso contrario alle regole di economicità e trasparenza.
Invito i nostri amministratori, almeno quelli più attenti ai cambiamenti, a prendere in considerazione queste nuove opportunità.

Paolo Anghileri

Questo testo è stato scritto con software libero su un sistema operativo libero.

La caduta del potere

Let the Power Fall

” La società aperta è aperta a più valori, a più visioni del mondo filosofiche e a più fedi religiose, ad una molteplicità di proposte per la soluzione di problemi concreti e alla maggior quantità di critica. La società aperta è aperta al maggior numero possibile di idee e ideali differenti, e magari contrastanti. Ma, pena la sua autodissoluzione, non di tutti: la società aperta è chiusa solo agli intolleranti.” (Karl Popper – La società aperta e i suoi nemici)

Let the Power Fall è un album di “frippertronics”, un processo che coinvolge due registratori a bobina che permettono al musicista di produrre strutture sonore sovrapposte.
Sul retro della copertina si trova il manifesto di frippertronics, ideato da Robert Fripp, che può essere letto come un geniale manifesto del relativismo politico ed epistemologico.

Riporto i primi sette dei 21 punti del manifesto:

Let The Power Fall
di Robert Fripp

I
i.	E' possibile lavorare all'interno di qualsiasi struttura.

ii.	Anche se è possibile lavorare all'interno di qualsiasi struttura,
	alcune strutture sono più efficienti di altre.

iii.	Non esiste una struttura universalmente appropriata.

iv.	La fiducia verso un uno scopo all'interno di una struttura
	inappropriata darà origine alla creazione di una struttura
	appropriata.

v.	L'apatia, cioè l'adesione passiva, all'interno
	di una struttura appropriata ne determinerà il collasso.

vi.	L'attaccamento dogmatico ai supposti meriti
	di una particolare struttura ostacola la ricerca
	di una struttura appropriata.

vii.	Ci sarà sempre difficoltà nella definizione
	di una struttura appropriata
	perché sarà sempre mobile, cioè in processo.

Ho preparato l’ ebook di Let The Power Fall.
Puoi scaricarlo e (volendo) stamparlo. Il formato è IS0 B6 (12,5cmx17,6cm), quindi tascabile come tutti i libretti di lineofaborder.

Algoritmi e alberi – I sistemi di Lindenmayer

Sempervivum Montanum

“La Natura è un grande libro scritto in linguaggio matematico”, scriveva Galileo.
In effetti si possono ricondurre a principi matematici molti aspetti della natura che hanno a che fare con la bellezza oltre che con regole aritmetiche.

Nella musica possiamo pensare alle prime teorizzazioni della scuola di Pitagora di Samo, intorno a 500 a.C.
La scoperta che una corda divisa a metà produce un suono sull’ottava superiore, divisa a un terzo produce la quinta superiore e divisa a un quinto produce la terza superiore supporta la teoria secondo la quale tutto è riconducibile alla matematica  e i numeri costituiscono la realtà ultima.
“Attraverso la matematica tutto potrebbe essere predetto e misurato basandosi su motivi ritmici e cicli”, sosteneva la Scuola Pitagorica.

Anche meccanismi di sviluppo dei cristalli di neve seguono regole geometriche che sono riconducibili ad algoritmi.

Per le piante vale lo stesso principio. La loro struttura ha attratto l’attenzione dei matematici per secoli. La simmetria bilaterale delle foglie, la simmetria radiale dei fiori, la struttura elicoidale delle pigne sono state studiate in maniera molto estesa.

Strombocactus Disciformis - Un esempio di struttura elicoidale

Strombocactus Disciformis – Un esempio di Struttura elicoidale

I due aspetti che intendo esplorare brevemente sono l’eleganza e la relativa semplicità degli algoritmi evolutivi, le regole di sviluppo delle piante nel tempo, e l’autosimilarità, o autoreferenzialità, caratterizzata da Mandelbrot nel modo seguente:

Quando ogni parte di una forma è geometricamente simile alla forma nel suo intero, sia la forma che il processo a cascata che la hanno generata sono chiamate autosimili.

Nel 1968 il biologo ungherese Aristid Lindenmayer sviluppa un linguaggio formale oggi chiamato sistema-L o sistema di Lindenmayer. Utilizzando questi sistemi Lindenmayer modellava il comportamento di cellule di piante. Attraverso i sistemi-L possiamo oggi modellare intere piante e possiamo ricreare la morfologia di una grande varietà di organismi.

La struttura dei sistemi L è caratterizzata dalla ricorsività, un metodo matematico che definisce funzioni all’interno delle quali la funzione che viene definita viene applicata all’interno di se stessa. In altre parole il processo si riproduce in maniera autosimile, nello stesso modo in cui, se mettiamo due specchi l’uno di fronte all’altro, quando le superfici dello specchio sono tendenzialmente parallele tra loro, le immagini che vediamo sono annidate l’una nell’altre in una sorta di ricorsività infinita.

L’effetto Droste. Un esempio visuale di ricorsività.

Per definire un sistema di Lindenmayer abbiamo bisogno di un assioma, cioè un punto di partenza, una regola o una serie di regole, e di alcuni altri parametri: il numero di ricorrenze della regola (ordine), la lunghezza del tratto che sarà disegnato dal programma (passo), l’angolazione geometrica, e opzionalmente i livelli di casualità del passo e dell’angolazione.

Esempio di pianta generata attraverso i sistemi L

Un semplice esempio: le alghe

La formula usata da Lindenmayer per modelllare la forma delle alghe

Variabili : A B
Assioma : A
Regole : (A → AB), (B → A)

che produce (n è l’ordine, cioè il numero delle iterazioni):

n = 0 : A
n = 1 : AB
n = 2 : ABA
n = 3 : ABAAB
n = 4 : ABAABABA
n = 5 : ABAABABAABAAB
n = 6 : ABAABABAABAABABAABABA
n = 7 : ABAABABAABAABABAABABAABAABABAABAAB

Spiegazione:

n=0:         A           start (assioma)
            / \
n=1:       A   B         La singola A iniziale diventa AB per la regola (A → AB), la regola (B → A) non può essere applicata
          /|    \
n=2:     A B     A       le precedenti AB con tutte le regole applicate, A diventa ancora AB, la precedente B diventa A
        /| |     |\
n=3:   A B A     A B     notare che tutte le A producono una copia di se stesse come prima cosa, poi una B che diventa...
      /| | |\    |\ \
n=4: A B A A B   A B A   ... una A alla generazione successiva, iniziando a evolversi/ripetersi replicarsi

Uno degli aspetti affascinanti di questo sistema è come la natura riesca a manifestare la molteplicità pur mantenendo intatta la sua unità.

[...continua...]

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